Il bonus ristrutturazione casa 2026 è la detrazione fiscale del 50% sulle spese per lavori di manutenzione straordinaria e ristrutturazione degli immobili residenziali, nel limite di 96.000 euro di spesa per unità immobiliare. È una delle agevolazioni edilizie più usate in Italia — attiva da oltre vent’anni — ed è stata prorogata anche per il 2026, anche se con alcune modifiche rispetto al passato che riguardano la misura della detrazione per le seconde case. Questa guida spiega chi può richiederlo, per quali lavori si applica e come fare domanda concretamente.
Il bonus ristrutturazione 2026 vale il 50% per l’abitazione principale (fino al 31 dicembre 2026) e il 36% per le seconde case, su un massimale di 96.000 euro di spesa. La detrazione si recupera in 10 anni di rate uguali in dichiarazione dei redditi. Per accedervi bastano bonifico parlante, fattura del fornitore e, in certi casi, comunicazione alla ASL. Non è necessario nessun click day né graduatoria.
Indice
- Cos’è il bonus ristrutturazione 2026
- Le novità 2026: cosa è cambiato
- Quali lavori sono ammessi
- Come fare domanda: la procedura
- Il bonifico parlante: come si fa
- Documenti da conservare
- Chi può usufruirne
- Si può combinare con altri bonus casa?
- Domande frequenti
Cos’è il bonus ristrutturazione 2026
Il bonus ristrutturazione è una detrazione IRPEF (o IRES per le società) sulle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio. In pratica, chi esegue lavori di manutenzione straordinaria, restauro, ristrutturazione o risanamento conservativo su un immobile residenziale può portare in detrazione il 50% delle spese sostenute, fino a un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare. La detrazione si recupera in 10 anni con rate annuali uguali: su 96.000 euro di spesa massima, la detrazione massima è 48.000 euro, che si traduce in 4.800 euro di risparmio fiscale all’anno per 10 anni.
Non si tratta di un rimborso in denaro diretto, ma di una riduzione dell’imposta dovuta. Questo significa che funziona solo se hai IRPEF da pagare: se non versi tasse, non puoi sfruttare la detrazione. Le rate non recuperate per insufficienza di IRPEF si perdono — non vengono rimborsate né trasportate all’anno successivo (salvo il caso degli eredi, che in certe situazioni possono continuare a godere delle rate residue).
Le novità 2026: cosa è cambiato
Rispetto agli anni precedenti, il 2026 porta una differenziazione importante tra abitazione principale e seconde case. Per l’abitazione principale (quella in cui si risiede anagraficamente), la detrazione rimane al 50% sul massimale di 96.000 euro. Per le seconde case, invece, la legge di bilancio 2025 ha ridotto la detrazione al 36% (con massimale invariato a 96.000 euro). Questa riduzione si applica alle spese sostenute dal 1° gennaio 2025 in avanti per le seconde case.
Altra novità rilevante: il superbonus al 110% è ormai definitivamente esaurito come agevolazione per i nuovi interventi (era già stato ridotto negli anni precedenti). Chi aveva lavori avviati sotto il vecchio superbonus deve verificare la propria situazione specifica con un commercialista, perché le regole transitorie sono complesse e variano caso per caso.
Il bonus ristrutturazione “ordinario” al 50% (o 36% per le seconde case) è quindi il principale strumento disponibile nel 2026 per chi vuole ristrutturare casa con un incentivo fiscale. È stato prorogato fino al 31 dicembre 2026 dalla legge di bilancio, ma attenzione: dal 2027 potrebbe tornare all’aliquota ordinaria del 36% anche per la prima casa. Chi ha lavori programmati ha interesse a completarli nel 2026.
Quali lavori sono ammessi
La lista dei lavori che danno diritto al bonus ristrutturazione è ampia. Rientrano tutti gli interventi di manutenzione straordinaria sulle singole unità immobiliari: sostituzione di impianti (elettrico, idraulico, termoidraulico), rifacimento di bagni e cucine, sostituzione di infissi e serramenti, rifacimento del tetto, abbattimento di pareti interne (non portanti), installazione di sistemi di domotica e sicurezza, costruzione di scale interne, sostituzione del pavimento.
Rientrano anche gli interventi di restauro e risanamento conservativo, la ristrutturazione edilizia vera e propria (inclusi interventi sulle strutture) e — fatto spesso non noto — anche la realizzazione di autorimesse pertinenziali (box) fino a un massimale ridotto, l’eliminazione delle barriere architettoniche e la messa in sicurezza antisismica.
Non rientrano nel bonus ristrutturazione ordinario gli interventi di manutenzione ordinaria sull’unità immobiliare singola: tinteggiatura delle pareti, sostituzione di piastrelle singole, piccole riparazioni. La manutenzione ordinaria è agevolabile solo sulle parti comuni condominiali. In pratica, la linea di confine sta nella definizione urbanistica: la manutenzione ordinaria lascia l’immobile come lo ha trovato; quella straordinaria lo migliora o lo rinnova in modo significativo.
Come fare domanda: la procedura
Il bonus ristrutturazione non richiede nessuna domanda preventiva all’Agenzia delle Entrate, nessuna graduatoria e nessun click day. Si applica direttamente in dichiarazione dei redditi, rispettando alcune procedure durante l’esecuzione dei lavori. La semplicità procedurale è uno dei suoi punti di forza rispetto ad altri bonus edilizi.
I passaggi fondamentali sono questi. Prima di iniziare i lavori, verifica che l’intervento rientri tra quelli ammissibili e, se necessario, ottieni i titoli edilizi richiesti (CILA, SCIA o permesso di costruire, a seconda della complessità). Alcuni interventi minori non richiedono alcun titolo edilizio.
Durante i lavori, paga sempre con bonifico bancario o postale parlante (vedi sezione dedicata) — questa è la condizione sine qua non per accedere alla detrazione. Il pagamento in contanti esclude automaticamente il diritto al bonus, anche se i lavori sono stati eseguiti correttamente. Conserva tutte le fatture rilasciate dall’impresa.
Al momento della dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF dell’anno successivo), inserisci le spese sostenute nel quadro dedicato alle ristrutturazioni. La prima rata di detrazione si recupera sulla dichiarazione relativa all’anno in cui è stata effettuata la spesa. Per approfondire come si compila la dichiarazione, la guida su come funziona l’IRPEF spiega il meccanismo delle detrazioni nel dettaglio.
Il bonifico parlante: come si fa
Il bonifico parlante non è un tipo di bonifico speciale: è un bonifico bancario o postale ordinario compilato con alcune informazioni obbligatorie che le banche devono riportare nel messaggio di pagamento. Si chiama “parlante” perché deve “parlare” all’Agenzia delle Entrate, consentendo di tracciare la spesa e il soggetto che la detrae.
Nella causale del bonifico vanno obbligatoriamente inseriti: il riferimento normativo (es. “Art. 16-bis DPR 917/86 — detrazione per lavori di ristrutturazione”), il codice fiscale del beneficiario della detrazione (il proprietario o conduttore che detrae), il codice fiscale o partita IVA dell’impresa che riceve il pagamento. Quasi tutte le banche online e fisiche hanno predisposto un modulo apposito per il bonifico ristrutturazione che guida nella compilazione corretta.
Attenzione: la banca che riceve il bonifico parlante è tenuta a trattenere una ritenuta d’acconto dell’8% sull’importo. Questo significa che se paghi 1.000 euro con bonifico parlante, l’impresa riceve 920 euro e 80 euro vengono versati all’Erario come acconto IRPEF dell’impresa. Non cambia nulla per te come detraente, ma l’impresa deve essere a conoscenza di questa ritenuta per gestire correttamente la propria contabilità.
Documenti da conservare
La detrazione può essere verificata dall’Agenzia delle Entrate anche anni dopo. È fondamentale conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni dalla dichiarazione in cui si è inserita l’ultima rata. I documenti indispensabili sono le fatture dell’impresa esecutrice, le contabili dei bonifici parlanti (il documento che la banca rilascia dopo il pagamento), le abilitazioni comunali per i lavori che le richiedono, e — in certi casi — la comunicazione preventiva alla ASL.
La comunicazione preventiva alla ASL è richiesta solo per i lavori che presentano rischi di esposizione all’amianto o per altri lavori soggetti a specifiche norme di sicurezza sul lavoro. Per la grande maggioranza degli interventi domestici non è necessaria: basta fare i lavori, pagare con bonifico parlante e conservare le fatture.
Se l’immobile è in condominio e i lavori riguardano le parti comuni, è l’amministratore a gestire la documentazione e a comunicare a ciascun condomino la quota di spesa spettante, da inserire in dichiarazione.
Chi può usufruirne
Possono detrarre le spese di ristrutturazione i proprietari dell’immobile, i conduttori (inquilini) se eseguono lavori con il consenso del proprietario, i familiari conviventi con il proprietario o il conduttore, e i possessori dell’immobile a qualsiasi titolo legittimo (usufrutto, uso, abitazione). I soci di cooperative e di società di persone possono detrarre la loro quota di spesa.
Per gli inquilini, vale la regola che se il contratto termina prima che le 10 rate siano state recuperate completamente, le rate residue spettano al proprietario. È un dettaglio che va considerato quando si pianificano lavori su un immobile in affitto: se mancano pochi anni alla fine del contratto, la detrazione potrebbe essere parzialmente persa dall’inquilino. Per capire come funziona il 730 e come inserire correttamente le detrazioni, la guida spiega i quadri dedicati alle spese edilizie.
Si può combinare con altri bonus casa?
In linea generale, non si possono cumulare più detrazioni per lo stesso intervento. Se per un certo lavoro è già stato richiesto l’ecobonus (detrazione per riqualificazione energetica), non si può detrarre la stessa spesa anche come ristrutturazione. Le agevolazioni sono alternative, non cumulative per la stessa voce di spesa.
Si possono invece cumulare detrazioni diverse per interventi diversi sullo stesso immobile nella stessa dichiarazione. Esempio: rifai il bagno (bonus ristrutturazione 50%), sostituisci la caldaia con una pompa di calore (ecobonus), installi un impianto fotovoltaico (bonus mobili o detrazioni specifiche). Ogni intervento beneficia della propria agevolazione specifica, e i massimali si applicano separatamente.
Domande frequenti
Posso fare i lavori da solo e detrarre le spese?
Solo parzialmente. Se esegui i lavori in autonomia, puoi detrarre il costo dei materiali acquistati (con fattura e bonifico parlante), ma non puoi detrarre il tuo lavoro. Le prestazioni di manodopera devono essere eseguite da imprese o professionisti con partita IVA che emettono fattura.
Cosa succede se vendo la casa prima di aver recuperato tutte le rate?
In caso di vendita, le rate residue passano automaticamente all’acquirente, salvo diverso accordo scritto tra le parti prima dell’atto notarile. È un elemento che può incidere sul valore di vendita: un immobile con rate di detrazione residue è in un certo senso un “vantaggio” per l’acquirente contribuente.
Il bonus ristrutturazione vale anche per i lavori eseguiti all’estero?
No. Si applica esclusivamente a immobili situati in Italia. Non esistono agevolazioni fiscali italiane per immobili ubicati in altri Paesi.
Posso detrarsi le spese di progettazione e direzione lavori?
Sì. Le spese di progettazione e direzione dei lavori pagate a professionisti abilitati (geometri, architetti, ingegneri) rientrano nella base di spesa detraibile, a condizione che siano direttamente collegate agli interventi ammissibili e vengano pagate con bonifico parlante.
Il bonus ristrutturazione è cumulabile con il bonus mobili?
Sì, ma c’è un’importante condizione: il bonus mobili (detrazione del 50% per l’acquisto di arredamento ed elettrodomestici a basso consumo) si può usare solo se nell’anno in corso o nell’anno precedente è stato eseguito un intervento di ristrutturazione sull’appartamento in questione. I due bonus si cumulano ma quello sui mobili è condizionato all’esistenza dei lavori di ristrutturazione.

